Moving walls

3 December 2014
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Negli ultimi dieci anni la gestione dei flussi migratori ha creato in Europa un vasto laboratorio di repressione. L’opinione pubblica è sempre stata indotta a considerare la costruzione dell’Unione Europea come la realizzazione di conquiste storiche: abbattimento dei confini, libertà di movimento e prosperità per tutti. In realtà, queste conquiste sono valide solo per i cittadini europei.

Oggi, l’Europa è una fortezza fatta di leggi, norme e mura concrete, costruite per impedirne l’accesso. Ho cominciato questo progetto alla fine del 2010 nella regione dell’Evros, in Grecia, con il giornalista Fabrizio Gatti su commissione per l’Espresso. Si parlava della costruzione di una recinzione di 12 km per bloccare i flussi migratori lungo l’unica parte che non si affaccia sul fiume, il confine naturale fra Grecia e Turchia. Circa il 70% degli immigrati sceglie questa lingua di terra per entrare in Europa. L’abbiamo pattugliata per giorni.

Ogni notte incontravamo gruppi di persone che la attraversavano con modeste imbarcazioni. Molti arrivavano congelati, con vestiti fradici. In inverno le temperature sono sotto lo zero. Senza alcuna assistenza. Molti di loro non ce la fanno. Il centro di detenzione temporanea, dove saranno trattenuti per mesi in condizioni disumane, li attende. Nessuno può aiutarli senza rischiare di incorrere nel reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed essere arrestato.

Una storia simile attende coloro che cercano di attraversare il confine in Marocco e di entrare nelle enclave spagnole di Ceuta e Melilla. Nel 2005 un assalto di massa di 600 immigrati circa portò alla morte di dieci persone. Altre cento rimasero ferite. Il risultato: l’Europa ha raddoppiato le barriere metalliche che circondano le enclave. Oggi due muri alti sei metri e lunghi 12 km circondano Ceuta e Melilla. Ma questo non ha fermato le migrazioni.

I migranti cercano di attraversarli a nuoto o con l’aiuto di narcotrafficanti, stipati dentro automobili o furgoni modificati in modo speciale, in condizioni di viaggio insostenibili. Alcuni di loro annegano, gli altri rischiano di soffocare. Quest’anno a marzo sono morti gli ultimi due, annegati nella speranza di entrare in Europa. Ho visto i loro corpi che ancora giacevano nella cella refri gerata, in attesa che qualcuno decidesse il tipo di sepoltura. Cristiana o musulmana.

Molti immigrati arrivano a Ceuta e Melilla dal sud del Sahara al termine di viaggi estenuanti. Credono di essere già arrivati in Europa, ma le leggi speciali delle enclave spagnole li trattiene lì per anni, in una sorta di limbo. Sono costretti a vivere in baraccopoli per fuggire alla polizia che, con i suoi continui interventi, cerca di identificarli per poi espellerli forzatamente.

Da gennaio a maggio 2011 ho documentato anche lo stato d’emergenza in Italia in seguito al massiccio sbarco sulle coste di immigrati provenienti dalla Tunisia durante la cosiddetta Primavera araba. Molti di loro diretti verso l’isola di Lampedusa, per molti anni eretta a simbolo della lotta che l’Europa e il governo italiano hanno intrapreso contro l’immigrazione clandestina nella regione mediterranea.

Con questo progetto ho cercato di raccontare la storia dei confini d’Europa. Conoscere i luoghi di transito, i conflitti e le contraddizioni della frontiera fra l’Europa e il mondo mi ha segnato e colpito. Le recinzioni con cui l’Europa si è cinta non fermano le migrazioni, anzi rendono la situazione persino più drammatica e violenta.

Negli ultimi 14 anni circa 17,000 immigrati sono morti nel Mediterraneo cercando di attraversare le mura fisiche e virtuali che circondano l’Unione Europea oggi. 60 volte in più
del numero delle persone che hanno perso la vita cercando di superare il
muro di Berlino in 28 anni. E le cifre cresceranno anno dopo anno.

Published 3 December 2014

Original in Italian
First published in The Stories without borders exhibition catalogue

© Giovanni Cocco / Lector in fabula / Eurozine

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