Latest Articles


22.10.2014
Nicole Gnesotto

There's no such thing as political globalization

How to explain the international explosion of tribal, mafia-style, dictatorial and terrorist violence? Nicole Gnesotto says it's down to the lack of "strategic globalization" on the political field, in sharp contrast to economic globalization's triumph. [ more ]

22.10.2014
Fréderic Neyrat

Critique of geo-constructivism

20.10.2014
Geert Lovink, César Rendueles

We do not prefer Facebook

15.10.2014
Eurozine Review

This revolutionary moment

New Issues


20.10.2014

Esprit | 10/2014

15.10.2014

Transit | 45 (2014)

Maidan - Die unerwartete Revolution [Maidan - The unexpected revolution]

Eurozine Review


15.10.2014
Eurozine Review

This revolutionary moment

"Index" looks into the future of journalism; "Transit" keeps alive the memory of the Maidan; in "Syn og Segn", climate optimist Kristin Halvorsen calls for a global price tag on pollution; "Kulturos barai" talks to urban ecologist Warren Karlenzig; "Rigas Laiks" congratulates Reykjavik's first anarchist mayor; "Merkur" discusses photography and the definition of artistic value; "La Revue nouvelle" braces itself for more European political deadlock; "Kritiikki" profiles Russian émigré author Sergei Dovlatov; and "Nova Istra" remembers the Croatian émigré poet Viktor Vida.

17.09.2014
Eurozine Review

Independence in an age of interdependence

03.09.2014
Eurozine Review

Was Crimea a preliminary exercise?

06.08.2014
Eurozine Review

What are you doing here?

23.07.2014
Eurozine Review

The world's echo system



http://www.eurozine.com/articles/2011-05-02-newsitem-en.html
http://mitpress.mit.edu/0262025248
http://www.eurozine.com/about/who-we-are/contact.html
http://www.eurozine.com/articles/2009-12-02-newsitem-en.html

My Eurozine


If you want to be kept up to date, you can subscribe to Eurozine's rss-newsfeed or our Newsletter.

Articles
Share |


Al di là dello scontro delle intolleranze

Oggi non ci troviamo di fronte a uno scontro di civiltà, ma a uno scontro di intolleranze, secondo Ramin Jahanbegloo. E cos'è l'intolleranza? "Anzitutto l'incapacità o l'indisponibilità a vivere qualcosa di diverso". "Dobbiamo incoraggiare le forze d'opposizione a aderire ai valori della moderazione, della tolleranza e della non violenza", chiede questo giovane e coraggioso professore dell'Università di Teheran, membro del comitato scientifico di Reset Doc. Un uomo che è stato appena arrestato, in Iran, per le sue idee pacifiche, liberali e democratiche.

Il "dialogo tra le civiltà" è divenuta una delle espressioni chiave, nel discorso mondiale sulla globalizzazione culturale e sulla risoluzione di conflitti internazionali. Tuttavia la scomparsa degli stereotipi tradizionali che vigevano lungo le linee ideologiche della Guerra Fredda ha dato vita a un nuovo schema di confronto, visibile al di sotto dell'idea dello scontro di civiltà. Questa nuova forma di frizione ideologica potrebbe senz'altro trasformarsi in un vero e proprio conflitto, specialmente se si fornirà una dimensione religiosa agli atti di violenza, così potenzialmente dando il là a tutta una sequenza di eventi che potrebbero eludere la razionalità politica. Dai tempi del conflitto tra impero persiano achemenide e le città-stato dell'antica Grecia, gli scontri di civiltà hanno rappresentato un tema importante e molto familiare nella storia mondiale. Tuttavia, se l'energia rilasciata nello scontro di due civiltà potesse venire incanalata nella giusta direzione, i contatti tra due differenti culture potrebbero fornire un'opportunità d'oro per la nascita di una costruttiva autoriflessione. La gente sarebbe in grado di esaminare il proprio inquadramento culturale alla luce di un altro, e se un esperimento di questo tipo riuscirà, non solo si eviterà il conflitto, ma si creerà anche l'opportunità di ampliare gli orizzonti intellettuali di una cultura.

Focal Point: Post-secular Europe?


Is religion a public or a private matter? Can there be such a thing as a European Islam? If so, what characterizes it? What role can religion -- or religions -- play when it comes to the emergence of a European solidarity? In a series of articles, Eurozine focuses on post-secular tendencies and religion(s) in the new Europe.

Kenan Malik
Shadow of the fatwa
Jürgen Habermas
The dialectic of secularization.
Stephen H. Jones
The deep slumber of decided opinions. Rowan Williams and the Sharia controversy
Jean-Louis Schlegel
Nicolas Sarkozy, the laïcité and the religions
Abdul-Rehman Malik
Take me to your leader. Post-secular society and the Islam industry
Claus Leggewie
Between national Church and religious supermarket. Muslim organizations in Germany and the problem of representation
Sven-Eric Liedman
The rebirth of religion and enchanting materialism
Josè Casanova
Religion, European secular identities, and European integration
Danièle Hervieu-Léger
The role of religion in establishing social cohesion
Jan Philipp Reemtsma
Must we respect religiosity? On questions of faith and the pride of the secular society
Klaus Eder
European secularization: A special route to post-secular society?
Klaus Eder, Giancarlo Bosetti
Post-secularism: A return to the public sphere
Isolde Charim
Culture as battlefield
Ètienne Balibar
Discords in the French laicity
Olivier Mongin, Jean-Louis Schlegel
The legislation of 1905
Ernest Gellner
Religion and the profane
Ramin Jahanbegloo
Beyond the clash of intolerances
Nilüfer Göle
The Islamist identity. Islam, European public space, and civility
Olivier Roy
Islamic evangelism. Islam in Europe
Éric Rouleau
Power and religion. Political Islam
Abdesselam Cheddadi
The question of tolerance in Islamic societies
Rachid Benzine, Luca Sebastiani
The new paths of modern Islam
Tahar Ben Jelloun
Pride and prejudice. On the incompatibility of religion and humour
Seyla Benhabib, Giancarlo Bosetti
Beliefs in the US. Between new fears and old responses
Mattias Martinson
Theology of tidal waves. A post-humanist interpretation
Non è infatti difficile trovare esempi storici del modo in cui uno scontro di civiltà ha condotto ad un dialogo di più alto livello. L'esempio e il paradigma di Al-Andalus è particolarmente pertinente al tema del nostro incontro, il dialogo tra le culture. Ciò che era notevole nella vita religiosa e culturale della Spagna islamica è che, nel loro intenso e ricco dialogo, ebrei, cristiani e musulmani non miravano tanto a convertirsi l'un l'altro alle rispettive fedi. Cercavano piuttosto di approfondire la loro comprensione e di convincersi della verità delle proprie fedi. Penso che siamo tutti d'accordo che al cuore dell'esperienza di Cordoba non sta l'intolleranza, ma un'aspirazione all'universale e un rispetto per la diversità. L'Europa si oscurava al tramonto, e intanto Cordoba, la città più grande e la sede dell'impero dei Mori musulmani in Spagna, risplendeva di lampade pubbliche. Gli europei si bagnavano in fiumi e laghi, e i cittadini di Cordoba usufruivano di più di un migliaio di bagni. L'Europa era invasa dagli insetti, mentre nella Spagna musulmana la gente si cambiava la biancheria ogni giorno. Gli europei camminavano nel fango, mentre le strade di Cordoba erano pavimentate. I palazzi europei avevano buchi per il fumo sui tetti, mentre l'architettura araba di Cordoba era squisita.

La nobiltà europea non sapeva scrivere neanche il proprio nome, mentre i bambini di Cordoba andavano a scuola. I monaci d'Europa non sapevano leggere il servizio battesimale. Gli insegnanti di Cordoba crearono una biblioteca con più di due milioni di libri, su tutti gli argomenti della vita umana. E' una piccola pagina della storia europea, che gli studiosi europei, nei loro libri, scelgono di ignorare completamente o di menzionare solo di sfuggita. In quest'epoca in cui è l'Occidente a dominare il mondo, spesso sentiamo ricordare quanto l'Europa sia e sia stata civile, democratica, umana, tollerante e illuminata rispetto ai barbari, primitivi, violenti e "medievali" musulmani. Per tutto il Medio Evo ebrei e musulmani hanno preso in prestito molto gli uni dagli altri, nel campo della filosofia, della scienza, del misticismo e della legge. Per esempio, Maimonide venne profondamente influenzato dai nostri filosofi musulmani, mentre molti oggi, nel mondo islamico, lo leggono come un pensatore arabo.

Cultural diversity


While decades of migration have meant that multiculturalism has long been a de facto element of western European society, multiculturalism as social policy has been heavily challenged. Read articles on the debate here. [ more ]
Un esempio eccezionale della cooperazione religiosa fu la moschea di Cordoba, che il venerdì veniva usata dai predicatori musulmani, il sabato dalla comunità ebraica, e la domenica dai cristiani. Quella era veramente una società aperta, creata da un'atmosfera di solidarietà senza discriminazione religiosa. Nella Spagna musulmana, per un periodo di quasi ottocento anni, esisté una società in cui musulmani, ebrei e cristiani vissero insieme in pacifica coesistenza, condividendo conoscenza, cultura e comprensione. Uno dei problemi fondamentali che si incontrano più di frequente in una situazione di dialogo è la tendenza a paragonare gli ideali della propria fede con le pratiche dell'altro, e viceversa. Si usa questo approccio anzitutto per sminuire e degradare l'altro. Un approccio di questo tipo non solo impedisce la comprensione e la conversazione genuina al di là dei confini religiosi, ma conduce anche alla glorificazione gratuita della propria fede e dei testi sacri. In realtà, il vero problema comincia quando entrambe le parti cominciano a credere che un equilibrio sia impossibile e che uno scontro sia inevitabile. Quando succede, finiscono di ascoltarsi l'uno con l'altro, si deumanizzano l'un l'latro e rendono il clash sempre più probabile. A meno che, e fino a che, le tre fedi abramitiche non scopriranno un nuovo paradigma di vita religiosa che onori la diversità come parte della religiosità umana, saranno destinate a competere, e le civiltà saranno in conflitto. Questo nuovo paradigma non può essere insegnato, ma può essere scoperto. E il modo di scoprirlo è osare tuffarsi in una profonda esperienza interreligiosa con le tradizioni contemplative del mondo.

L'aspetto contemplativo della religione conduce sempre ad un senso di umiltà. La grande mistica di ogni fede comprendeva che Dio era più grande di ogni fede. Immergendo la gente nelle tradizioni contemplative dell'Ebraismo, del Cristianesimo e dell'Islam, e coltivando l'umiltà spirituale che alimenta un paradigma di santa diversità e mutuo rispetto (opposta alla mera tolleranza) il mondo può andare oltre lo scontro di civiltà e verso una nuova era di dialogo globale e di pacifica cooperazione interspirituale. Oggi non viviamo uno scontro di civiltà, quanto piuttosto uno scontro di intolleranze. L'intolleranza è anzitutto l'incapacità o l'indisponibilità a vivere qualcosa di diverso. L'intolleranza di quanti sono diversi da noi è ovviamente prevalente, nelle nostre società moderne. Non si tratta solo di intolleranza morale o politica, ma dell'intolleranza verso chiunque sia diverso da noi. Dal tragico evento dell'11/9 c'è stato un numero sempre crescente di attacchi razzisti verso musulmani, sikh o chiunque altro avesse radici mediorientali o asiatiche. Oltre a ciò, i commenti superficiali che politici e media hanno riservato all'Islam e ai musulmani hanno alimentato nel mondo le fiamme dell'odio e della paura tra le diverse comunità di credenti. Ma l'intolleranza verso i musulmani va a braccetto con la demonizzazione dell'Occidente operata dai fondamentalisti musulmani.

Mentre molti musulmani riconoscono il sostegno e la sensibilità della maggior parte degli occidentali, alcuni musulmani continuano a imbarazzarci con la ristrettezza della loro visione e la grossolanità dei loro sentimenti verso l'Occidente. L'agenda sembra essere la stessa in entrambi i campi: promuovere un conflitto generalizzato tra il mondo islamico e l'Occidente. Ma chi ha il dovere maggiore di fermare questo scontro di intolleranze commesso nel nome dell'Islam e della civiltà occidentale? La risposta, ovviamente, è: i musulmani e i non-musulmani che sono contrari a una raffigurazione superficiale e apocalittica di un mondo diviso. Ogni soluzione a un odierno scontro di intolleranze deve lottare contro il folle nazionalismo, l'odio tribale e l'intolleranza religiosa ed etnica, e deve incoraggiare le forze d'opposizione a aderire ai valori della moderazione, della tolleranza e della non violenza. E' difficile riconciliare l'idea del dialogo tra le culture con la teoria contemporanea che la non violenza sia semplicemente una strategia di convenienza.

La non violenza non è una maglietta che oggi s'indossa e domani si toglie. Praticare la non violenza è diventata una necessità pratica nelle relazioni internazionali. Dal momento che ci viene richiesto di creare un'intera cultura di non violenza intorno a noi, dobbiamo creare una cultura di non violenza e di tolleranza intorno a noi per praticare il dialogo. L'ingiunzione ad essere tolleranti e non violenti vuol dire soltanto, e senza dubbio, che dovremmo esercitare tolleranza e non violenza se e quando ci confrontiamo con idee o azioni che disapproviamo o addirittura consideriamo odiose, allo stesso modo in cui il principio della libertà di espressione ha senso solo se è applicato anche a quanti dicono cose per noi sbagliate. Perché ovviamente non c'è particolare impedimento o merito, e non richiede neanche uno speciale sforzo spirituale, il tollerare ciò che consideriamo buono e giusto e ciò che si accorda con le nostre idiosincrasie, e non c'è merito particolare neppure nel tollerare ciò che coincide con le nostre opinioni. E ancora, come l'intera storia prova abbondantemente, non possiamo e non dovremmo tollerare l'inumano.

Tollerare l'inumano porta solo più inumano. Colui che accetta passivamente l'inumano ne è tanto coinvolto quanto chi aiuta a perpetrarlo. Il dialogo non violento è il modo migliore per protestare contro l'inumano senza esserne indifferenti. Il che vuol dire che se il dialogo interculturale dev'essere autenticamente se stesso, dev'essere accompagnato, sostenuto e messo alla prova da una tolleranza dialogica. Differendo da una tolleranza dialettica, in cui ogni voce è bloccata all'interno di punti di vista prestabiliti, e differendo da una tolleranza eclettica, una tolleranza dialogica comporta sia il sé-altro sia il sé-sé. Il sé incontra qualcuno che è sia altro sia sé. Il che ricorda una bella poesia di T. S. Eliot pubblicata nei Quattro Quartetti, dove il personaggio di un poeta-filosofo sente dentro di sé la voce di un'altra persona e dice: "Benché noi non lo fossimo. Io ero ancora lo stesso. Conoscere me stesso eppure essere qualcun altro". Quel qualcun altro che c'è e non c'è, come la voce di un'altra cultura o di un'altra religione, viene a chiederci di essere aperti alle possibilità del pensiero dell'altro, così come alla voce del dialogo stesso. Questa attitudine all'apertura suggerisce che quanti prendono parte a un dialogo devono credere che le visioni del mondo di ciascuno sono in grado di essere comprese. In altre parole, non potrebbe esserci alcun dialogo interculturale tra culture che costituiscono camere di significato chiuse ermeticamente. Al contrario, devono assumere che le loro visioni del mondo siano orizzonti aperti. Toshihiko Izutsu usa l'espressione "fusioni di orizzonti" per descrivere il modo in cui il contatto tra due opposti inquadramenti culturali possono finire per raggiungere una nuova prospettiva sul mondo, oltre e al di là delle loro attuali visioni del mondo.

Se qui stiamo parlando in termini di princìpi e di spirito, questo commento non varrebbe solo a livello di cultura ma anche di civiltà, e certamente ciò che chiediamo oggi è questa fusione di orizzonti – la chiave con cui trasformare lo scontro di civiltà in un dialogo di civiltà. Se venissero fatti degli sforzi in tutto il mondo, tra tutte le culture, per raggiungere una "fusione di orizzonti", allora alla fine otterremmo una globalizzazione nel vero senso della parola. Perciò, l'obiettivo di un dialogo tra le culture non è la creazione di un mondo dal pensiero e dalla cultura uniforme, ma, idealmente, l'esatto opposto. Il dialogo culturale non dovrebbe essere niente di meno di un meccanismo che arricchisca l'individualità e la visione del mondo delle persone, siano esse americane o di una comunità islamica. Ogni cultura tende a possedere un inquadramento che determina la forma di base del comportamento, dei pensieri, e delle emozioni delle persone che appartengono a quella cultura.

La comprensione dialogica richiede che membri di culture diverse si impegnino attivamente l'un l'altro in un dialogo reale, ascoltino cosa hanno da dire gli altri, e raggiungano accordi parziali sul significato delle prospettive comunicate. Questo significa, ed è importante, che si interrogano le altre culture, e non che le si evita. Interrogare in modo critico rimane parte del processo del dialogo interculturale. Ma venire a conoscenza di ciò che non si sa dovrebbe ricordarci della saggezza di Socrate. Sebbene l'interrogare socratico fosse motivato dalla sua ammissione di ignoranza, permetteva anche la critica dei valori e delle fedi dei suoi interlocutori, sottolineandone l'inconsistenza. Indicando i limiti della conoscenza di Teeteto, Socrate crede che il giovane possa diventare più gentile con i suoi colleghi. Allo stesso modo, quando ritraiamo il dialogo interculturale come un interrogare senza fine, i partecipanti si incoraggiano l'un l'altro a vivere le proprie visioni culturali come aperte alla revisione. Una conversazione interculturale, anche con un "altro" inflessibile, offre a chi parla i vantaggi sia della scoperta-del-sé sia della possibilità di imparare un altro aspetto di una verità più grande e più complessa. L'obiettivo non è giungere necessariamente a un accordo tra persone con opinioni fondamentalmente diverse. Lo scopo è raggiungere un senso di empatia e solidarietà per il mondo. Non possiamo più predicare qualsiasi forma di omogeneizzazione culturale, né propugnare una visione di differenza radicale.

Il mondo è diverso ed è importante rispettare la diversità. Ma né le leggi internazionali né le istituzioni internazionali sono sufficienti ad assicurare la pace e il dialogo nel nostro mondo contemporaneo. Abbiamo bisogno di coltivare una coesistenza dialogica, che è possibile solo quando sussiste interesse nell'ascolto e nella comprensione del punto di vista dell'altro, e rispetto per ciò che esso considera vitale per la sua identità culturale. Queste sono le premesse di base e gli obiettivi principali di un dialogo non violento tra culture. Ma abbiamo bisogno anche di capire che nel mondo di oggi la spirale dell'odio e della violenza costituisce un'enorme minaccia non solo alla pace internazionale ma anche al destino dell'uomo. E' tempo di realizzare che ci troviamo nel pieno di un grande rivolgimento. La democratizzazione dell'intolleranza è diventata la regola del comportamento sociale. Paradossalmente, la nozione di tolleranza predicata da tutte le religioni e culture è diventata intolleranza all'interno dei confini della politica particolaristica.

Dobbiamo pensare al di là di questa sovradeterminata dicotomia di "West" e "Rest", che sembra suggerire che il "resto del mondo" non ha nulla da dire a proposito dell'Occidente. Un'affermazione simile negherebbe l'essenza pluralistica della civiltà occidentale. Se l'Occidente comincia ad agire come i Talebani, ignorando il fatto che al suo interno include una diversità di vedute e culture, finirà per tradire le sue radici liberali e gli obiettivi democratici. Tuttavia, c'è una possibilità di coesistere in un mondo sempre più intollerante. Possiamo partire dalla premessa che la dignità umana è troppo grande per essere imprigionata in una cultura. In altre parole, ogni cultura alimenta e sviluppa una certa dimensione della dignità umana, e il progresso verrà sempre da un dialogo tra culture. Così, se l'Occidente chiede all'Islam di eliminare le sue intolleranze, ha il dovere di fare altrettanto con le sue. I musulmani hanno bisogno dell'Occidente per trovare un equilibrio tra democrazia e responsabilità, e l'Occidente può imparare dal senso di comunità dell'Islam.

Mahatma Gandhi, una figura considerevole per i nostri tempi, ha combattuto tutta la vita contro l'intolleranza. Ogni sua azione mirava a creare armonia tra culture e individui. Gandhi ha saputo esprimere meglio di tutti il senso di questo dialogo tra culture e di questo scambio di idee, quando ha detto: "Non voglio che la mia casa abbia muri su tutti i suoi lati e che le finestre siano tappate. Voglio che le culture di tutti i paesi soffino nella mia casa il più liberamente possibile. Che sfida rappresentano queste parole per quanti lottano contro lo scontro delle intolleranze. Se il mondo sta cercando una via per uscire dallo scontro di intolleranze, il modo migliore è difendere la libertà di espressione dell'uno senza mancare di rispetto alle opinioni degli altri. La vera natura del dialogo consiste nell'abilità di vedere se stessi nella prospettiva dell'altro. E' certamente vero che esistono forze, all'interno di ogni cultura, che ostacolano questo impegno. C'è il pericolo di leggere, nelle altre culture e nelle altre religioni, qualcosa che in realtà non c'è. Ma questo è il rischio di ogni dialogo. Se c'è una decostruzione da compiere per entrare veramente in dialogo con le altre culture, essa deve cercare di epurare gli aspetti violenti e distruttivi della nostra stessa cultura e della nostra stessa coscienza.

La questione rilevante non concerne cosa dovremmo credere, ma cosa dovremmo fare delle nostre fedi. Questo era la missione di grandi figure storiche come Mahatma Gandhi, Martin Luther King Jr. e Abdul Ghaffar Khan. Voglio cogliere l'occasione per onorare l'eredità di Abdul Ghaffar Khan, meglio noto come Badshah Khan, che morì a Peshawar nel 1988 all'età di novantotto anni. Badshah Khan non è più tra la sua gente, ma le sue lunghe sofferenze al servizio dei Pathans rimarranno una grande fonte di ispirazione. La profonda fede di Abdul Ghaffar Khan nella verità e nell'efficacia della non violenza veniva dalla sua profonda esperienza di fedele musulmano. La sua vita testimonia concretamente che essere un non violento e essere un musulmano sono cose perfettamente compatibili. "Il mondo d'oggi va verso una direzione piuttosto strana", Abdul Ghaffar Khan disse nel 1985: "Vedete che il mondo sta andando verso la distruzione e la violenza. E la caratteristica della violenza è di creare odio e paura tra le persone. Io credo nella non violenza e dico che la pace o la tranquillità non scenderanno tra le genti del mondo finché non verrà praticata la non violenza, perché la non violenza è amore e infonde coraggio nella gente". L'eredità di Abdul Ghaffar Khan potrebbe essere d'aiuto a tutti noi oggi, nel tentativo di vincere gli scontri di intolleranza tra l'Islam e l'Occidente, e tra i musulmani e gli Indù nel subcontinente. La sua vita, tutta spesa a costruire ponti, è un'affermazione chiara e trasparente del fatto che dialogo, pace e coesistenza sono possibili al di là dello scontro di civiltà.

Questo testo è stato letto dall'autore in occasione della conferenza Al di là di Orientalismo e Occidentalismo, organizzata da Reset-Dialogues on Civilizations e tenutasi al Cairo, in Egitto, dal 4 al 6 marzo 2006.

 



Published 2006-05-19


Original in English
Translation by Daniele Castellani Perelli
First published in Caffè Europa

Contributed by Caffè Europa
© Ramin Jahanbegloo/Caffè Europa
© Eurozine
 

Support Eurozine     click for more

If you appreciate Eurozine's work and would like to support our contribution to the establishment of a European public sphere, see information about making a donation.

Focal points     click for more

Russia in global dialogue

http://www.eurozine.com/comp/focalpoints/eurocrisis.html
In the two decades after the end of the Cold War, intellectual interaction between Russia and Europe has intensified. It has not, however, prompted a common conversation. The focal point "Russia in global dialogue" seeks to fuel debate on democracy, society and the legacy of empire. [more]

Ukraine in focus

http://www.eurozine.com/comp/focalpoints/publicsphere.html
Ten years after the Orange Revolution, Ukraine is in the throes of yet another major struggle. Eurozine provides commentary on events as they unfold and further articles from the archive providing background to the situation in today's Ukraine. [more]

The ends of democracy

http://www.eurozine.com/comp/focalpoints/democracy.html
At a time when the global pull of democracy has never been stronger, the crisis of democracy has become acute. Eurozine has collected articles that make the problems of democracy so tangible that one starts to wonder if it has a future at all, as well as those that return to the very basis of the principle of democracy. [more]

The EU: Broken or just broke?

http://www.eurozine.com/comp/focalpoints/eurocrisis.html
Brought on by the global economic recession, the eurocrisis has been exacerbated by serious faults built into the monetary union. Contributors discuss whether the EU is not only broke, but also broken -- and if so, whether Europe's leaders are up to the task of fixing it. [more]

Time to Talk     click for more

Time to Talk, a network of European Houses of Debate, has partnered up with Eurozine to launch an online platform. Here you can watch video highlights from all TTT events, anytime, anywhere.
Dessislava Gavrilova, Jo Glanville et al.
The role of literature houses in protecting the space for free expression

http://www.eurozine.com/timetotalk/european-literature-houses-meeting-2014/
This summer, Time to Talk partner Free Word, London hosted a debate on the role that literature houses play in preserving freedom of expression both in Europe and globally. Should everyone get a place on the podium? Also those representing the political extremes? [more]

Eurozine BLOG

On the Eurozine BLOG, editors and Eurozine contributors comment on current affairs and events. What's behind the headlines in the world of European intellectual journals?
Simon Garnett
Britain flouts the European Court of Justice

http://www.eurozine.com/blog/
The UK has passed legislation on data retention that flouts European concerns about privacy. The move demonstrates extraordinary arrogance not only towards the Court of Justice of the European Union but towards the principle of parliamentary deliberation in Britain, writes Simon Garnett. [more]

Vacancies at Eurozine     click for more

There are currently no positions available.

Editor's choice     click for more

William E Scheuerman
Civil disobedience for an age of total surveillance
The case of Edward Snowden

http://www.eurozine.com/articles/2014-04-18-scheuerman-en.html
Earlier civil disobedients hinted at our increasingly global condition. Snowden takes it as a given. But, writes William E. Scheuerman, in lieu of an independent global legal system in which Snowden could defend his legal claims, the Obama administration should treat him with clemency. [more]

Literature     click for more

Olga Tokarczuk
A finger pointing at the moon

http://www.eurozine.com/articles/2014-01-16-tokarczuk-en.html
Our language is our literary destiny, writes Olga Tokarczuk. And "minority" languages provide a special kind of sanctuary too, inaccessible to the rest of the world. But, there again, language is at its most powerful when it reaches beyond itself and starts to create an alternative world. [more]

Piotr Kiezun, Jaroslaw Kuisz
Literary perspectives special: Witold Gombrowicz

http://www.eurozine.com/articles/2013-08-16-kuisz-en.html
The recent publication of the private diary of Witold Gombrowicz provides unparalleled insight into the life of one of Poland's great twentieth-century novelists and dramatists. But this is not literature. Instead: here he is, completely naked. [more]

Literary perspectives
The re-transnationalization of literary criticism

http://www.eurozine.com/comp/literaryperspectives.html
Eurozine's series of essays aims to provide an overview of diverse literary landscapes in Europe. Covered so far: Croatia, Sweden, Austria, Estonia, Ukraine, Northern Ireland, Slovenia, the Netherlands and Hungary. [more]

Debate series     click for more

Europe talks to Europe

http://www.eurozine.com/comp/europetalkstoeurope.html
Nationalism in Belgium might be different from nationalism in Ukraine, but if we want to understand the current European crisis and how to overcome it we need to take both into account. The debate series "Europe talks to Europe" is an attempt to turn European intellectual debate into a two-way street. [more]

Conferences     click for more

Eurozine emerged from an informal network dating back to 1983. Since then, European cultural magazines have met annually in European cities to exchange ideas and experiences. Around 100 journals from almost every European country are now regularly involved in these meetings.
Law and Border. House Search in Fortress Europe
The 26th European Meeting of Cultural Journals
Conversano, 3-6 October 2014

http://www.eurozine.com/comp/conversano2014.html
Taking place in southern Italy, not far from Lampedusa, this year's Eurozine conference will address both EU refugee and immigration policies and intellectual partnerships across the Mediterranean. Confirmed speakers include Italian investigative journalist Fabrizio Gatti and Moroccan feminist and Nobel Peace Prize nominee Rita El Khayat. [more]

Multimedia     click for more

http://www.eurozine.com/comp/multimedia.html
Multimedia section including videos of past Eurozine conferences in Vilnius (2009) and Sibiu (2007). [more]


powered by publick.net