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Editoriale

Scoperta: gli argomenti tornano a contare?

Rivincita del ragionare

La sconfitta elettorale di Silvio Berlusconi e di Forza Italia alle europee e alle amministrative del giugno scorso è fatto certo e impermeabile alle consuete riserve che accompagnano ogni voto italiano, specie quando c'è di mezzo il sistema proporzionale. Il partito del premier è sceso dal 25% e dal 29% (europee '99 e politiche 2001) al 21%. I ballottaggi lo hanno ulteriormente punito. Alla fine il centrosinistra ha preso 52 province su 63, vincendo a sorpresa anche a Milano. Vista da qui, dalla redazione di Reset, prima di qualunque riflessione sulle sorti future del centrosinistra e degli italiani, la caduta di consensi del capo del governo appare come un inizio di rivincita del ragionare, del sereno e talvolta ovvio argomentare, rispetto alla feroce propaganda che ha per lo più dominato la scena in questi anni.

Le tesi di Montanelli

Argomentare contro le tesi di Berlusconi, o di Bondi, Cicchitto e Schifani (che è lo stesso) quando sostengono che il conflitto di interesse è un problema che non esiste, che le tasse sono diminuite, che l'occupazione è aumentata, la criminalità diminuita e così via, è diventata una attività così noiosa che, confessiamo, l'abbiamo sovente dismessa. Nonostante alcuni incalzanti amici di Reset continuassero a insistere: "Bisogna sempre replicare" abbiamo preferito dare un po' più retta a quelli che ritengono che la cosa poteva diventare controproducente. Meglio per il centrosinistra parlar poco di Berlusconi e molto più di programmi, di riconversione dell'industria del Nord e di risposte ai problemi salariali (come fanno Bersani e Letta, Illy e Pietro Marcenaro, per fare solo qualche nome. O come suggeriscono in questo numero di Reset Cacciari, Cafagna, Mannheimer e Salvati). L'effetto è stato migliore così. La convivenza degli italiani con Berlusconi al governo sta funzionando, sembra, come un vaccino. Aveva ragione dunque Montanelli. Lui, il premier, somiglia alla rappresentazione che ne fa Marco Travaglio molto più di quanto talvolta la sinistra riformista abbia voglia di ammettere. E per questo vale la pena, come facciamo qui, di fermarsi a riflettere sul rapporto di Berlusconi con un liberale conservatore, quale il fondatore del Giornale Nuovo certamente fu. C'è di che imparare sui problemi della destra italiana, incapace di rivendicare la memoria di una delle sue più brillanti intelligenze.

La mentalità Peek-a-Boo

Che si profili addirittura una rivincita dello spirito ragionante e "alfabetico" in un paese tipicamente "televisivo"? La mentalità del "Peek-a-Boo", del cucù, direbbe Neil Postman, torna a cedere terreno al mondo "tipografico"? Per noi della rivista, che ha appena pubblicato il volumetto "Anomalia italiana televisione", ci sarebbe da festeggiare. Dunque non tutte le fesserie la possono fare franca davanti all'opinione pubblica. E allora mi concedo, dopo lunga astinenza volontaria, la menzione di due, solo due, enormi corbellerie che concorrono a spiegare (anche se le misurazioni sono difficili) la sconfitta di Berlusconi, una alla vigilia delle europee, e l'altra tra il primo e il secondo turno delle amministrative.

Due corbellerie di peso

La prima. Ipse dixit: l'Italia non era presente alle celebrazioni di Bayeux dello sbarco in Normandia organizzate da Chirac con Bush, Blair, la Regina Elisabetta e Schroeder, grazie a un accordo con lo stesso Chirac. Bush era stato invitato a Roma e questo toglieva tutti dall'imbarazzo. La evidenza dei fatti: Chirac (e forse non solo lui) non voleva Berlusconi accanto agli altri oratori in quella solenne occasione. L'Italia aveva tutti i titoli per partecipare a un incontro che aveva carattere di riconciliazione. L'esclusione fa un danno grave all'immagine del nostro paese. L'evidenza è stata naturalmente colta sulle prime pagine dei giornali e negli editoriali.

La seconda. Ipse dixit: la sconfitta alle europee si spiega (anche) con i brogli elettorali nei quali la sinistra è maestra. La evidenza dei fatti: il ministero dell'Interno non ha dato alcun riscontro a questa denuncia, che appare sicuramente, a tutti, come un marchiano tentativo di dare ossigeno ai sostenitori scoraggiati, secondo uno schema da tifo calcistico: il rigore non c'era, arbitro corrotto etc. I giornali registrano con qualche imbarazzo. Non ricordo neanche un intervento sulla scena pubblica in favore della tesi dei brogli.

Qualcosa da festeggiare

Se le elezioni contengono un messaggio chiaro - tutti gli analisti concordano - questo è quello negativo indirizzato alla leadership di Berlusconi e alla sua personale credibilità. Dunque dobbiamo onestamente segnalare ai nostri lettori la forte probabilità, che quegli episodi, accaduti in vicinanza dei giorni del voto, abbiano influito sulla scelta degli elettori. Sembra dunque che gli argomenti riprendano peso, anche nel paese della legge Gasparri. E dunque festeggiamo. Prima di elucubrare su programmi e geometrie del centrosinistra, festeggiamo.

 



Published 2004-07-15


Original in Italian
Contributed by Reset
© Reset
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