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Arcipelago Europa

Isole di ideologie nella biografia dello scrittore austriaco. Tra Auschwitz e l'Urss, la formazione di una personalità letteraria.


1.

Quando il treno si ferma, la giovane donna di quasi trentadue anni guarda l'insegna con il nome della stazione di arrivo. Per la prima volta nella sua vita nota la parola Auschwitz. Neanche il suo amico, che siede accanto a lei, ne ha mai sentito parlare di quel posto. È il primo novembre del '44. Entrambi i prigionieri, arrestati dalla Gestapo per ragioni di sicurezza, scendono, vengono separati e non si rivedranno mai più. I lettori dei miei saggi avranno già riconosciuto la donna. È Gerty Schindel. È ben vestita così come il suo amico Renè Hayer, mio padre. Quattordici mesi prima si erano messi in marcia dalla Francia. L'ordine del partito comunista dell'Austria in esilio era: costituire un gruppo di resistenza a Linz sul Danubio. Il gruppo riceve documenti contraffatti, alsaziani per via dell'accento tedesco. Da Gerty o per meglio dire da Annette, nome della Resistenza, diventa ora Suzanne Soël, mio padre viene chiamato Pierre Lutz. Io stesso, trasferito nel grembo materno da Parigi a Linz, sento il modificarsi della melodia del linguaggio attraverso le pareti addominali. Gli alsaziani erano andati volontariamente in Austria come manodopera straniera e vivevano in una località sciistica alla periferia della capitale dell'Austria superiore. Gerty, che prima della guerra era attiva, illegalmente, come comunista a Vienna e che venne arrestata e condannata a cinque anni di penitenziario, doveva portare avanti il suo attuale compito in una città dove non fosse conosciuta dalle Autorità e dalla popolazione. Lavora, così, come cameriera nell'Hotel Maischberger, una francese dai capelli neri. Vengo al mondo e quattro mesi dopo la situazione esplode.
Mottl S., un giovane ebreo che vive nascosto, la riconosce per la strada, dopo che si era staccata la ruota della carrozzina e gli era rotolata davanti ai piedi.
"Gerty, che ci fai tu qui?"

Mia madre risponde in francese ma non serve. Quando Mottl viene arrestato e racconta tutto sotto tortura, prima di venire ucciso, i miei genitori siedono già sul treno verso Vienna. Vengono scoperti come comunisti viennesi ed ebrei. Molto velocemente io vengo nascosto da una infermiera e portato su un altro treno che mi conduce al mio sicuro nascondiglio viennese. Dopo una sosta di otto settimane con la Gestapo, da Vienna attraverso Morzinplatz vengono condotti sotto l'assassino Sanitzer verso Auschwitz, per aspettare lì il loro processo per alto tradimento. Nei documenti che li accompagnano l'annotazione RI: ritorno indesiderato. Lì, in uno spazio ristretto, è ora riunita la Comunità Europea. Non manca neanche una nazione. In armonia mangiano dalla stessa scodella di latta, meno in armonia se intorno ad essa devono azzuffarsi. Italiani, polacchi, greci, cechi e slovacchi, francesi ed olandesi e così via, si incamminano verso il lavoro con gli zoccoli, per lo più al passo veloce di svelti maiali marsch marsch - immagine simile nel campo femminile. In armonia siedono sulle latrine di massa, pulite fino alla morte dal tifo e dalla dissenteria, quando non devono trovarsi pronti in blocchi di morte, rantolanti tutti i sospiri dell'Europa. Auschwitz? L'Arcipelago Europa, una fitta tela di ragno con dentro migliaia di mosche, luoghi di morte ovunque da Natzweiler a Majdanek da Neuengamme a Salonicco e su verso Stutthof, da Drancy Strutthof e da Westerbork a Jasenovac. L'Unione Europea degli schiavi, degli offesi, degli uccisi. Al di sopra il capo, il tessitore della tela ed i suoi assistenti, la Germania e coloro che collaborarono con essa.
Quando questa Germania Nazista da ultimo viene ridotta in macerie anche il vecchio continente giace sventrato, inaridito, rigido. Un breve momento, poiché la vita fiorisce sulle macerie, come si dice, e la primavera del '45 era - come racconta la gente oggi - incantevolmente bella e calda.

2.

Da queste macerie sono venuto fuori io, all'ombra cupa dei grandi forni dell'est. Nascosto negli asili nido dell'assistenza pubblica nazionalsocialista nel centro della Glasscherbeninsel , come si chiama ora. Prima della guerra i Viennesi la chiamavano Mazzesinsel, dato che ci vivevano molti ebrei, la mia Leopoldstadt .

Così cresciamo noi, i bambini di Vienna, nel dopoguerra, giochiamo con palloni di pietra, con palle da tennis, con palle di gomma; ricevo un pallone di cuoio e divento un principe del prato dei Gesuiti. Ci vengono spiacevolmente tolte di mezzo una rovina dopo l'altra, nelle quali noi potevamo giocare magnificamente, Francesi contro Vietnamiti. Sorgono noiosi edifici della municipalità dalle cui finestre adulti ammusati ci guardano, in questa città si amano i cani non i bambini.

Ecco qua, sono arrivati i russi. I bambini possono perlopiù parlare solo che bene dei soldati sovietici. Veniamo fatti girare vorticosamente verso l'alto, odoriamo l'insolito profumo dalle bocche dei biondi e ridanciani Serjoscha e Aljoscha. Nei quartieri per bene l'Amis non mastica la sua gomma, nessun bambino a Vienna riesce a ricordare francesi e inglesi. Accadono cose strane: gli insegnanti nazisti tacciono durante le ore di lezione, occasionalmente menzionano il loro servizio nelle Forze Armate sugli aerei che volano a bassa quota. L'Europa scompare, per noi ci sono solo l'America e l'Unione Sovietica.

Quando cominciai a scrivere - a otto anni - ero un giovane pioniere, Sturmvogel si chiama a Vienna, una organizzazione giovanile del partito comunista. Noi ragazzi siamo in ogni caso inclini verso l'Unione Sovietica, non perché essi siano così ben disposti nei confronti dei bambini: il socialismo, l'Est è rosso (la Cina è giovane a quei tempi veniva ancora cantata), la fiorente alternativa al capitalismo sfruttatore dell'America e lentamente, molto lentamente dell'Europa Occidentale era insita nella nostra indole e poi ci veniva prospettata come un futuro brillante. A me e a quelli come me non interessava alcuna Comunità del Carbone e dell'Acciaio. In genere il Concetto Europa ci appariva reazionario e di destra - lì i gruppi volevano associarsi sovranazionalmente e chiamarla "Integrazione Europea". Per me Adenauer era una figura sospetta; fino a che punto egli fosse "un grande Europeo" non potevano comprenderlo coloro i quali non conoscevano affatto, d'altra parte, neanche cosa dovesse essere "un grande Europeo". Dopo il 13 agosto 1961 cantavamo: Sul muro, sul muro, siede Konrad Adenauer. Avevamo assolutamente spinto la separazione della Germania all'Ovest e combattuto i Revanscisti, la federazione dei rifugiati, i cui metodi di osservazione della storia - ancora oggi in parte ammissibili - consistevano nell'inversione cronologica della causa: non furono i nazisti - con l'approvazione della maggior parte dei cittadini di lingua tedesca (non di cittadinanza) - a comportarsi come barbari nella terra dei Sudeti e in Slesia, creando così le condizioni per il successivo allontanamento, no - il millenovecentoquarantacinque fu per essi l'ora zero e iniziò l'ingiustizia. Solo molto più tardi comprendemmo che nessuna ingiustizia ne può giustificare un'altra. Per i miei scritti, però, il negare la propria colpa e le violente accuse delle loro vittime passate furono marcanti e includevano sempre più anche lo stalinismo. Allora per le cantate di Stalin ero troppo giovane e più tardi come Maoista per opportunità non riuscivo, a causa di esperienze precedenti, a decidermi sugli inni corrispondenti. Per un socializzato di sinistra, per giunta con alle spalle una famiglia annientata, il concetto europeo non era per niente attraente.

3.

Un'azione concentrata, una società formata, un compendio di valori che celava con impronte democratiche il vecchio splendore tedesco ma cercava di criminalizzare tutta la sinistra. Venne allora creata, ricalcata la democrazia degli alleati dell'ovest un tempo nemici, vennero rimosse le anime forsennate, i cadaveri sotterrati, i ricordi posti in una galleria sotterranea che arrivava fino alla preistoria. Nel presente c'erano i voltagabbana, i politici apprezzati, il Primo Ministro, il Ministro dei trasporti, il Ministro per i rifugiati, il Presidente federale. In Austria il gruppo di coloro che contano era simile e per certi versi più perfido: i nostri politici dalla furbizia contadina hanno, come è noto, venduto al mondo il ruolo dell'Austria, come prima vittima della Germania nazista. Così poterono saltare direttamente dal ciglio delle fosse per le esecuzioni, nelle quali vennero fucilati ebrei, russi, partigiani e commissari, all'auditorio dell'Austria del dopoguerra e raccontare un altro pezzo di storia, alla quale loro hanno solo assistito, non partecipato. Gli altri facevano sempre qualcosa: i partigiani, l'asiatico Ivan. Ebrei? Da nessuna parte c'erano ebrei e se ci fossero stati, allora la loro vita era in pericolo proprio perché si era in licenza.

Diecimila soldati delle Forze Armate austriache dovettero prendere parte all'azione "Terra bruciata" ma neppure uno vide un crimine delle Forze Armate e, se pure lo aveva visto aveva taciuto. Questa generazione fu un miracolo. Venne fuori completamente innocente come solo Galahad dal massacro del mondo, nonostante essa fosse persino parte del meccanismo di attacco. Alla fine aveva fatto il suo dovere.

In minor misura la prima, ma già la seconda generazione di politici e le medie e basse cariche di entrambi i maggiori partiti furono tutti quanti spettatori di un avvenimento pietoso. La terza forza - VDU ( Verband der Unabhängigen ) ovvero la Federazione degli Indipendenti - non ha raccolto i resti irrilevanti dei predecessori, i quali un po' debolmente mantennero i principi passati. Debolmente significa: dalla parte "buona" del Nazionalsocialismo. Hitler era cattivo ma ha costruito l'autostrada. Anche questo con gli Ebrei fu un errore, anche l'anticlericale; soprattutto fu sbagliato lottare allo stesso tempo contro l'incenso e l'aglio. In questa palude si sviluppò e prosperò un fiore marrone che il daltonismo austriaco - una malattia popolare - prese per blu.

Proprio da queste fila il concetto Europa è arrivato a noi. Sostenuta e presto sopravanzata dai conservatori del Paese, l'idea si diffuse. Uno dei suoi semi fu tuttavia il fatto che in realtà già Hitler voleva una Europa unita e ci riuscì anche - vedi l'Arcipelago Europa. Questo pensiero centrale fu rifiutato dai conservatori, che lo sostituirono con uno più conforme ai tempi: l'Unione Europea deve essere un baluardo economico contro il comunismo ateo, deve diventare una liberazione per i nostri fratelli e sorelle nell'Europa dell'Est. Per ottenere questo tipo di Europa, essa deve prima essere divisa in due parti e vale sempre, se si parla di Europa, il propendere verso l'Ovest. Contro questa unione di valori andarono i Sessantottini, come sappiamo. Poco per volta, con i contratti dell'Est, con le economie nazionali a pezzi nell'Est e le loro carenze di democrazia da borghesucci e, alla fine, con la Perestroika di Gorbachov si è anche modificato il compendio di valori dell'Ovest. La generazione miracolo a poco a poco va all'altro mondo e con lei alcuni concetti vecchi e meravigliosi. Quando gli eventi dell'89 hanno fatto la pelle al socialismo reale, si era già sviluppato un altro concetto di Europa, il quale aveva più a che fare sia con il movimento paneuropeo sia anche con la vecchia Mitteleuropea di quanto non avesse con l'immagine dell'Europa della destra e di alcuni conservatori dei primi anni.

4.

"Quale Mitteleuropa può essere quella in cui la lingua veicolare è l'inglese" chiese per anni lo scrittore Milo Dor, nato a Budapest, cresciuto a Belgrado e che, da dopo la guerra, vive a Vienna. La Mitteleuropa è oggi un'illusione: con la distruzione dell'ebraismo europeo anche la Mitteleuropa culturale è irrecuperabile. Eppure quel periodo è palpitante dentro di me, fa riaffiorare tutto il passato, sia esso negli scritti di Milo Dor, nelle opere di Alexander Tisma, Ivo Andric, Robert Musil, Joseph Roth e molti altri. A tale riguardo, questa area ha giocato e gioca un grande ruolo sui miei scritti.

Ha dilaniato proprio questa regione; le bandiere insanguinate del secolo passato sono tornate negli anni Novanta in un'area più angusta e hanno minacciato all'inizio di rinazionalizzare anche l'intera Europa. Durante la competizione dell "Uomo del ruscello" nel 1992 a Klagenfurt lo sparo si udì fino a noi.

Di nuovo, da parte dei media questo resoconto parziale si rivela indicativo di quanto velocemente si possa sviluppare la sobillazione nazionalistica. Il nazionalismo serbo che ha certamente altrettante colpe della guerra nella regione di quello croato, venne ritenuto responsabile nel vecchio stile "la Serbia deve morire". Peter Handke, che stigmatizzò questa unilateralità, venne quasi considerato da questi media di Germania e Austria come un nemico della libertà e della democrazia. Il fatto che egli successivamente anche in modo un po' parziale prese sotto protezione la politica serba, sbagliando forse anche strada nella corsa, è comprensibile dal punto di vista della campagna mediatica, anche se in una certa misura ha contribuito alla chiarezza di orientamento. Eppure questa nuova Europa ha successivamente trovato un appoggio sicuro per i suoi piedi in questa crisi. I contorni di un'unione pacifica diventano forse visibili.

5.

Mi trovo molto bene nell'Unione Europea, sono contento che negli anni di Haider noi ci troviamo dentro e non fuori l'Ue. Sarebbe stato spiacevole in tempi di crescente populismo rimanere da soli con i volponi austriaci che corrono dietro ad Haider.

Ora con l'estensione verso Est l'Unione deve svilupparsi ulteriormente verso un'unione sociale, ma anche in un'unione puramente economica si arriverà a nuove lotte sociali. Queste lotte, tuttavia, intese come nuove lotte di classe e non come lotte tra gli Stati uno contro l'altro, tra l'altro potrebbero condurre al risultato di una maggiore giustizia sociale. In ugual modo anche quelle sinistre - che già avevano sempre desiderato il conflitto tra capitale e lavoro su scala internazionale - sarebbero d'accordo con questa Europa. Per me va bene. Ma ciò che scrivo avverte il desiderio non di una Europa di riforma ma di quel Gulag europeo. Quanto più questo passa alla storia, tanto più i testi futuri possono tener conto dei progressi della civilizzazione. Millenovecentoquarantacinque. Il treno si ferma. Le porte si aprono. Uomini - con uniformi diverse da quelle viste in precedenza - gettano dei sacchi di paglia nei vagoni. Mia madre, sia di trentadue anni che di trentadue chili, chiede all'uomo in uniforme: "Perché improvvisamente dei sacchi di paglia?" l'uomo con l'uniforme della polizia militare tace. I prigionieri, provenienti dai diversi campi di concentramento, tacciono anche loro. Improvvisamente l'uomo dice: "Oggi è il nove maggio, la pace è stata conclusa". Poi, guardando gli scheletri in piedi e sdraiati, aggiunge: E voi siete fortunati.

Gennaio 2003 Pubblicato originariamente nella rivista Wespennest n. 133 (December 2003), con il titolo "Wir haben es gut". Il testo integrale contiene dei versi dell'autore austriaco che nella traduzione italiana sono stati omessi. Per leggere la versione originale integrale del testo si veda la rivista www.eurozine.com.

 



Published


Original in German
Translation by Silvia Volpi
© Wespennest/Robert Schindel
© Eurozine
 

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